I tre pilastri del genio creativo: semplicità, semplicità e semplicità

Nel titolo di questo articolo, avrei potuto citare Albert Einstein o Leonardo da Vinci: due giganti della storia che, grazie al loro genio, hanno elevato l’umanità verso vette inarrivabili. Riferendomi solo a loro due, però, avrei fatto un torto ad altri personaggi illustri. Soprattutto, non avrei parlato di noi, del nostro essere creativi.

Attraverso aneddoti e soluzioni semplici ma sbalorditive, faremo un breve viaggio nel tempo, con una visita all’interno del nostro animo. Partiamo?

Hai mai avuto un’idea pazzesca, di quelle che non stai più nella pelle, fino al punto che non sai se tenerla per te o condividerla con il mondo intero? Quando succede, è una vera benedizione, perché è il segnale che il seme della creatività è germogliato.

Senza paura

È un bene circondarsi di persone con le quali possiamo confidarci liberamente. Ascoltare ed essere ascoltati permette di aprire “Porte” che altrimenti resterebbero chiuse.

Eppure, nonostante le migliori condizioni, potremmo avere l’impressione di non essere pronti.

Quando è così, possiamo scegliere di aspettare il momento opportuno. Nel frattempo, raccogliamo le forze: ascoltiamo, studiamo e osserviamo. Così facendo, la nostra pratica si arricchirà di nuova linfa.

  • In tutta sincerità: sai cosa vuoi? Conosci il tuo valore? In fondo, emergere è la risposta a queste domande.

Decidi se vuoi rendere nota la tua personalità creativa o vivere nell’ombra

Hai già avuto qualche lampo: scintille di genio per cui ti hanno apprezzato. La brillantezza delle tue intuizioni illumina chi ti sta intorno. Sei perspicace e i tuoi collegamenti mentali sono scorciatoie che percorri senza sforzo. Quando hai gli stimoli giusti, non hai rivali: di tutto ciò che leggi e ascolti, riesci a coglierne l’essenza con grande facilità.

Se possiedi queste qualità, permettimi una metafora di quelle motivazionali: è nella natura dell’aquila librarsi in cielo. Non resta nel nido, in cui è nata, un minuto di più di quanto le serva: spicca il volo e spiega le ali, seguendo leggera le correnti ascensionali. Tradotto: buttati e asseconda il tuo talento.

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Leggi anche: Dietro ogni grande ragionamento, c’è una grande intuizione

“È inutile fare con più, ciò che si può fare con meno”(XIV secolo)

Questa formula del principio logico elaborato da Guglielmo da Occam è splendida.

A riguardo, esiste un aneddoto, risalente ai tempi della Guerra Fredda.

Alla fine degli anni ’60, la NASA commissionò un progetto che fosse in grado di risolvere un problema degli astronauti: scrivere in assenza di gravità. La soluzione fu trovata inventando un tipo di penna pressurizzata, creata apposta per evitare la fuoriuscita d’inchiostro. Gli studiosi ebbero successo, ma il progetto costò milioni di dollari. Mentre gli americani spendevano energie, tempo e denaro, i russi, che al tempo avevano minori risorse economiche nella corsa allo Spazio, affrontavano il problema in modo più semplice: usavano una matita. Infatti, questo bastoncino di legno con un’anima di grafite, può essere utilizzato per scrivere, anche se stiamo fluttuando in aria, e ha un costo decisamente molto più basso.

  • Tutt’oggi, questo episodio viene messo in discussione dai cacciatori di bufale in internet. Vero o falso che sia, lascio a te scoprirlo, il punto è che gli ingegneri sovietici hanno applicato alla perfezione l’indicazione secondo cui anche “I problemi più complessi hanno soluzioni semplici” (Oscar Wilde).

Illuminazioni e intenzioni

Sappiamo che, fin dalla nostra nascita, la mente registra ogni esperienza di cui siamo protagonisti o spettatori. Le immagini che ricordiamo di noi bambini ne sono la dimostrazione.

Più i ricordi sono radicati nella memoria, maggiore è il nutrimento assorbito dai nostri pensieri. Per questo motivo, occorre essere consapevoli della realtà che ci circonda.

A questa evoluzione non si sottraggono il colpo di genio, la fantasia e l’estro: frutti geniali che hanno bisogno di un periodo d’incubazione prima di svilupparsi.

Come la Natura si rigenera grazie a logiche selettive, a volte spietate, così le strategie sono avvicinamenti step by step verso obiettivi predeterminati. Sta a noi adottare procedure meno dispendiose.

Come ti riporto a galla una nave

Credo che l’aneddoto che leggerai tra poco sia uno degli stratagemmi più straordinari mai escogitati. Un fulgido esempio del genio creativo umano. Magari esagero un tantino, lo so, ma quando l’ho letto, mi ha fatto brillare gli occhi. Guardando il fumetto, penserai: “Ma di cosa stiamo parlando?”. Giusto, abbi pazienza, perché la realtà non è sempre quella che sembra…

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(Fonte: Corriere del Sera)

… Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni siluri centrarono una nave militare giapponese carica di bombe e missili (esiste la versione che fu colpito un mercantile al largo delle coste del Kuwait, il quale trasportava merce altrettanto delicata: 5000 pecore!). Data la tipologia del contenuto militare, il pericolo era che se non si fossero prese le dovute precauzioni, lo scafo si sarebbe potuto spezzare, spargendo in mare il carico esplosivo.

Furono interpellati molti ingegneri. Quasi tutti si trovarono d’accordo sul fatto che, per riportare in superficie la nave, si sarebbero dovuti utilizzare enormi marchingegni, realizzati a DOC per l’occasione.

Tranne un ingegnere: Karl Krøyer. Egli disse di ricordare un fumetto di Paperino in cui una nave, affondata nell’oceano, fu riportata a galla sparando nello squarcio, dello scafo, milioni di palline da ping-pong. A quel punto, i colleghi, ascoltata la proposta, scoppiarono a ridere.

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In realtà, l’idea non solo era geniale, ma realizzabile. Occorreva trovare milioni di palline: 27 milioni, per l’esattezza.

L’impresa ebbe successo, e l’ingegnere fu promosso!

  • Per correttezza d’informazione, anche qui le versioni sono un po’ contrastanti: c’è chi dice che fu la Disney a ispirarsi alla vicenda, e non viceversa. Scartabellando il Web, ho scoperto che la tavola, pubblicata sull’albo dell’allora Disney, è datata 1948, mentre i dati fanno risalire la circostanza al 1964.
Direi che possiamo lasciare la questione a chi compete. Sei d’accordo?

Quando crei, ti diverti?

Personalmente, mi trovo a mio agio quando riesco a ricavare uno spazio in cui posso esprimere me stesso. In altre parole, se esiste un metodo collaudato, immagino come potrei applicarlo divertendomi. Fa parte di me.

Seguire binari prefissati può farci sentire più sicuri ed efficienti, è vero. Ma quando ci divertiamo il dubbio di sbagliare non si pone, le ore scorrono, abbiamo iniziativa e siamo pieni di energia.

Chiudo con una citazione di A. Einstein, spero non me ne voglia il grande Leonardo: “La creatività è intelligenza divertendosi“. Ti ci ritrovi? Dimmelo nei commenti.

nick-murdaca


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A tua discrezione. ;-)


Immagine in evidenzaPixabay

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19 pensieri su “I tre pilastri del genio creativo: semplicità, semplicità e semplicità

  1. gigifaggella

    Come sempre mi perdo a leggere ciò che scrivi, Nick. Anche se c’entra poco, mi è venuta in mente anche la definizione che del genio viene data nel film di Monicelli “Amici miei”: è fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. Io aggiungerei anche una buona dose di coraggio perchè certe idee bisogna avere anche le “palle” per proporle. Galileo (che potrebbe a pieno titolo essere compreso nella categoria) con la sua teoria eliocentrica rischiò il rogo e rese pubbliche al mondo le sue idee solo in punto di morte. Lo stesso esempio che hai citato tu dell’ingegnere con le palline da ping pong ha avuto coraggio a proporla, ben consapevole che avrebbe provocato l’ilarità dei colleghi (per fortuna non esiste più il rogo). Mi chiedo quante volte ci passano per la testa idee geniali che ci lasciamo sfuggire perdendo un’occasione forse irripetibile… il genio è forse l’altra faccia della medaglia della fantasia e bisogna lasciare libera il più possibile quest’ultima, per questo credo che i geni più numerosi sulla terra siano i bambini. Peccato che nell’attuale società fanno di tutto per ucciderla. Un salutone vecchio mio…

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Gigi, amico mio, sai bene che riguardo i post che pubblichi, la cosa è reciproca.
      La citazione del film rende benissimo l’idea! Sono d’accordo con te, spesso è questione di coraggio. I bambini sono straordinari: vivendo il presente, dimostrano, giocando, tutto il loro genio. Chissà, magari la società ha proprio bisogno di tornare a giocare? Le occasioni vanno e vengono, dobbiamo avere fiducia. Grazie, un saluto anche a te, e un abbraccio.

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  2. Angela Del Giudice

    Caro Nick, questo articolo è un volo fra studio, ricerca, creatività, ingegneria, e autostima. IN pratica celebra la bellezza dell’intelletto e dell’animo umano, valori preziosissimi oggi troppo mal trattati. Mi verrebbe voglia di citare più frasi che qui ci regali… sì, questo articolo è proprio un bel dono! Grazie

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Angela, mi lusinghi ed emozioni! Il dono l’hai fatto tu a me, scrivendo questa parole bellissime. L’animo umano è quanto di più delicato e prezioso che abbiamo. A volte, ce ne dimentichiamo. Forse, a causa di eccesso di intelletto, di cui l’Ego si nutre.
      Con gratitudine, Nick

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  3. Grazia Gironella

    E’ un piacere risentirti, Nick! Mi sono ritrovata in gran parte di ciò che hai detto. Di recente ho rimesso in discussione molti miei comportamenti e idee, anche sulla creatività e sulla forma che pratico, cioè la scrittura, e sono giunta alla conclusione che i veri motori dell’azione sono gioia e libertà. Credere il contrario, oppure capirlo razionalmente ma non viverlo in profondità, è secondo me un problema che ne porta con sé tanti altri. Ora posso dire che sì, quando creo mi sento bene. :)

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Grazia, il piacere è corrisposto e tutto mio! Mi ritrovo totalmente nel tuo commento. Anch’io, come te, “funziono meglio” – come direbbe un mio amico coach – se mi sento libero e contento di creare. Qualsiasi sia la forma. Di “profondità” ne abbiamo parlato di recente sul tuo blog, riguardo il tuo bell’articolo: “Scrivere, tra ispirazione e talento”, le cui riflessioni a riguardo sono state illuminanti; d’ispirazione, per restare in tema. :)

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  4. amleta

    Certe volte non è che si vuole rimanere nell’ombra ma ci si mette perchè si vive in un ambiente in cui ti vai spegnendo a poco a poco. Quando vedi che le energie messe per andare “verso” gli altri rimangono sperdute allora si inizia a fare del risparmio di se stessi. Nel mio caso io portavo una fiamma calda ma adesso non la mostro più perchè qui le persone ne hanno quasi paura, hanno paura del calore, della socialità, hanno paura di qualsiasi tipo di approccio. Così mi sto congelando pure io, purtroppo. Ma meglio così. Non voglio sprecare più le mie energie per delle persone che mi hanno detto che “non fanno nemmeno amicizia tra di loro, figurati con quelli che non sono veneti!”…..

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Amleta, mettersi nell’ombra per preservare la propria luce, può sembrare un ossimoro ma a volte è necessario. L’importante è restare consapevoli della scelta, per non confondersi con la stessa ombra e per non convincersi che sia una soluzione definitiva.

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Ripassa pure quando vuoi, Erik, nel modo che senti e per il tempo che puoi. Sono contento tu abbia avuto un’esperienza piacevole. Soprattutto, sono felice di fare la tua conoscenza! Appena rallento, vengo a trovarti sul blog. Grazie e a presto.

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  5. Erik

    Mi è piaciuto molto questo passo:

    “potremmo avere l’impressione di non essere pronti.
    Quando è così, possiamo scegliere di aspettare il momento opportuno. Nel frattempo, raccogliamo le forze: ascoltiamo, studiamo e osserviamo”

    Secondo me è un passo decisivo che deriva dal fatto di avere una buona serenità nei confronti della vita, perchè è una filosofia che ti permette di non soffrire troppo il concetto di “tempo”.. se riesci a non aver fretta di vedere la forma della tua idea vuol dire che la stai governando, se non hai l’esigenza immediata di toccarla con mano vuol dire che la stai curando, se ti poni disposto a ascoltare, studiare ed osservare vuol dire che la stai coccolando.

    Possono sembrare punti semplici e banali ma a mio modo di vedere richiedono un certo lavoro interiore e una serenità che sono sintomi di persone che tendono ad avere un rapporto più di interazione con la vita.

    Io ho sempre pensato che per quanto la storia dell’umanità tenda ad attribuire la paternità di molte delle idee più significative della storia ad un individuo questa abitudine sia però fortemente influenzata dal fatto che vogliamo sempre individuare “qualcuno per qualcosa”, ma ogni idea è frutto di un percorso e di un incrocio di situazioni, pensieri, eventi, casualità e non sono mai formate o attribuibili ad un singolo individuo perchè ognuno di noi subisce l’influenza di ciò che lo circonda, ogni singolo respiro ogni singola idea è un insieme di fattori la cui paternità spetta semplicemente al concetto di vivere…

    ecco cosa volevo aggiungere..

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    1. Nick Murdaca Autore articolo

      Erik, il tuo commento è molto profondo e arricchisce un post a cui ho dedicato tempo e impegno. Grazie. Farò mio soprattutto il tuo passo, in cui fai riferimento alla forma della idea di vita, senza “l’esigenza immediata di toccarla con mano”, e le sue tre diramazioni: una riflessione penetrante e vivace. La serenità interiore è il riflesso di uno stato di salute mentale equilibrato, interagente, come dici tu, e direttamente collegato a un sano stile di vita. In merito alla paternità delle idee e, aggiungo, anche dei successi e dei fallimenti cosiddetti “personali”, mi trovi ancora una volta d’accordo: se osservassimo con umiltà e attenzione, alla base delle nostre scelte, vedremmo che esistono radici intrecciate composte da relazioni e connessioni appartenenti a chi fa parte della nostra esistenza. A volte, queste radici si sviluppano in condizionamenti, altre volte in esempi che vogliamo seguire.

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